«Italia penultima nella Ue negli investimenti dall’estero»

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Non siamo un Paese attrattivo per gli investitori stranieri: lo dice l’Ufficio studi della Cgia sottolineando come gli ostacoli cui sono sottoposti quotidianamente gli imprenditori abbiano alzato nel tempo una sorta di barriera d’ingresso che «dirotta» altrove capitali e interessi. Secondo lo studio dell’organizzazione degli Artigiani di Mestre, con tante tasse e burocrazia, una giustizia civile poco efficiente, tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione tra i più lunghi d’Europa e un deficit infrastrutturale significativo, non c’è da meravigliarsi se l’Italia si colloca al penultimo posto nell’Unione Europea per gli investimenti diretti esteri. Nel 2018 questi ultimi ammontavano al 20,5% del Pil, pari a 361,1 miliardi di euro. Tra i Paesi Ue monitorati dall’Ocse, solo la Grecia fa peggio (16% del Pil), mentre la Spagna è a metà classifica con il 48,3%.

«Premesso che, per esempio, ArcelorMittal, Embraco, Whirlpool e molte altre multinazionali non sono certo delle onlus, ma delle realtà fortemente determinate a perseguire i propri interessi spesso in barba agli accordi preventivamente sottoscritti con le parti sociali — dice il coordinatore dell’ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo — è altrettanto evidente che le responsabilità di un loro possibile addio vanno ricercate anche in un clima generale di avversione nei confronti delle aziende. In Italia, infatti, si avverte in molti strati della società e della Pubblica Amministrazione una cultura del sospetto verso gli imprenditori che condiziona negativamente la crescita e lo sviluppo». Secondo gli ultimi dati Istat disponibili (anno 2017), le multinazionali, ovvero le imprese a controllo estero in Italia, sfiorano le 15.000 unità, danno lavoro a 1,350 milioni di persone e producono 572,3 miliardi di euro di fatturato all’anno, circa il 17 per cento del fatturato nazionale.

da: www.corriere.it

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