Prestiti garantiti fino a 25 mila euro, via alle domande alle banche per piccole imprese e professionisti

Banche: al via operazione liquidità. Patuelli, per prestiti Pmi non andate in filiali
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Secondo il presidente dell’Abi, Patuelli, le pratiche potrebbero esser gestite anche in un solo giorno. “Non andate in filiale”. La Fabi (sindacato autonomo dei bancari) lancia una “task force contro la violenza”. Il caso concreto in Intesa Sanpaolo: per 20 mila euro richiesti in sei anni, rate da 426 euro (dopo il pre-ammortamento). La forchetta dei tassi Unicredit dallo 0 all’1 per cento

MILANO – Primo giorno di operatività vera e propria per le domande di liquidità alle banche e situazione che – dalla Fabi alle associazioni delle imprese – viene descritta “a macchia di leopardo”. Del complesso intervento di garanzie statali fino a 400 miliardi messo in piedi dal dl Liquidità (ma ancora da completare, visto che mancano le risorse pubbliche per quelle garanzie che dovrebbero valere almeno 30 miliardi e trovar spazio nel dl Aprile), si parte con quel che riguarda la taglia “inferiore”.

E’ infatti il turno di imprese, professionisti e persone fisiche che chiedono prestiti fino a 25 mila euro (o entro comunque il limite del 25% dei ricavi) di durata massima di sei anni e con un periodo di pre-ammortamento di 24 mesi: si iniziano dunque a restituire i denari (per la parte di capitale) tra 2 anni. Per costoro è prevista una garanzia statale pari al 100% dell’importo chiesto alla banca. Secondo quanto raccolgono fonti sindacali, si parla di “grosse ondate” di richieste anche se è impossibile determinare numeri precisi. Si va dalla visita alle filiali di chi chiede informazioni alla corrispondenza via mail tra addetti e piccoli imprenditori, con andamento “a macchia di leopardo”.

La differenza rispetto alle imprese più grandi è che la garanzia non viene gestita dalla Sace, la controllata Cdp, ma dal Fondo di garanzia per le Pmi e mediata dal Mediocredito centrale. Al Fondo fanno capo anche le garanzie al 90% (estendibili al 100% con particolari requisiti) per Pmi con fatturato fino a 3,2 milioni e limite di finanziamento a 800 mila euro; e quelle per finanziamento fino a 5 milioni per Pmi e medie aziende fino a 499 dipendenti. Per questi casi, così come per le grandi imprese che passano da Sace, si attende ancora il via libera e nella notte è stato siglato un accordo di massima sulla documentazione necessaria per il rapporto fra banca e controllata della Cdp. Giovanni Sabatini, dg dell’Abi, ha detto che l’intesa “sarà a brevissimo formalizzata e quindi anche qui, dopo avviate le procedure operative, saremo in grado di raccogliere le domande e processarle”.

Le domande e gli appelli di Abi e sindacati

Nel caso odierno, quello dei finanziamenti di taglia più piccola, il fatto che la garanzia sia al 100% dell’importo semplifica l’istruttoria della banca, che dovrebbe essere pressoché nulla. Da venerdì scorso, infatti, sono stati messi a punto i moduli per la richiesta di garanzia al Fondo. Questi, insieme al modulo di ciascuna banca per la domanda del credito, il documento d’identità e una autocertificazione dei ricavi, dovrebbero completare la serie di scartoffie sufficienti per accedere al finanziamento.

Tanto che la banca può erogare il denaro anche soltanto all’avvenuto inserimento della domanda di garanzia nel portale del Fondo. Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha detto che in linea teorica la richiesta da 25 mila euro potrebbe esser liquidata nel giro di una giornata, a patto che non ci siano intoppi informatici. Lo stesso Patuelli, intervenendo in mattinata a Circo Massimo su Radio Capital, ha lanciato un appello: “Non andate nelle filiali, le richieste di informazioni e le domande si fanno per telefono e via mail”. Patuelli ha ricordato due principi: “Non è che andando nelle filiali vengono date le banconote” e “non c’è una graduatoria di chi arriva”. Abi ha quindi diffuso una circolare tra gli associati per sapere “urgentemente” che misure hanno predisposto per dar seguito ai finanziamenti.

Diversamente, i sindacati dei bancari hanno denunciato ritardi organizzativi in alcuni istituti e chiesto “protezione” alla ministra dell’Interno Lamorgese, temendo che eventuali problemi di erogazione del credito vengano imputati dagli imprenditori (parecchio sotto pressione in questi giorni) alla rete di sportellisti. E arrivando a denunciare episodi di violenza verso gli addetti, tanto che la Fabi – il sindacato autonomo dei bancari – ha lanciato una task force ad hoc per monitorare eventuali episodi di tensione.

I costi e i moduli da inviare: casi concreti

Per quel che riguarda i costi dei finanziamenti, il decreto impone un meccanismo che fa riferimento al Rendistato (il costo ponderato del debito pubblico) più una maggiorazione. Nel fine settimana, Intesa Sanpaolo – una delle principali banche del Paese – ha precisato in risposta ad alcune polemiche social che il decreto “prescrive che il tasso sia calcolato in modo rigoroso e infatti saranno applicati per tali finanziamenti tassi d’interesse ad oggi, già per legge, inferiori al 2% e su cui Intesa Sanpaolo agirà in ulteriore significativa riduzione”.

Sul portale della banca, in mattinata, l’avviso che “a breve troverai in questa pagina tutte le istruzioni e i moduli necessari per presentare la richiesta di finanziamento” è stato sostituito dagli indirizzi di posta elettronica certificata e dalle copie della modulistica da inviare, compreso il modulo per la domanda di accesso al Fondo di Garanzia. Un documento excel permette di inserire i dati e generare automaticamente il piano di ammortamento e la “proposta contrattuale” relativa al proprio bisogno di credito. Proviamo a richiedere 20 mila euro (su un fatturato di 80 mila). E’ possibile selezionare la durata del finanziamento (36, 28, 60 e 72 mesi) e se avvalersi del preammortamento di 24 mesi. Allungando la durata del prestito e inserendo il preammortamento, il “costo” sale. Il TAN va infatti da un minimo dello 0,04 a un massimo dell’1,13 per cento. Nel nostro caso, cercando di dilazionare il più possibile il rimborso (quindi portandolo a 72 mesi, incluso il preammortamento), restituiremo i 20 mila euro in rate da 18,83 euro per i due anni di preammortamento (solo la quota interessi), poi in rate da 426,35 eurro per il restante periodo di rimborso del capitale.

Una volta inserita anche l’anagrafica, viene generata una “proposta contrattuale” (con annesso piano di ammortamento) da firmare e inviare via mail.

Anche sul sito di Unicredit si ottengono simili informazioni, e si invita a presentare “a mezzo PEC” la domanda con la specifica della documentazione necessaria. La banca guidata da Mustier applica tassi leggermente diversi: sempre considerando un pre-ammortamento di 24 mesi, sulla durata a 36 mesi è applicato lo 0%, che diventa 0,25% sui 48 mesi per passare allo 0,75% sui 60 mesi e quindi all’1% nell’ipotesi più lunga dai 72 mesi.

Nel caso del Banco Bpm si mette a disposizione il modulo per avviare la richiesta e si invita a inoltrarlo via mail, una volta compilato, sia a un indirizzo specifico della banca che al proprio referente di filiale per esser ricontattati per “proseguire nella pratica”. Non sono indicate tempistiche.

La Confcommercio: “Servono contributi a fondo perduto”

Paolo Ferré, consigliere della Confcommercio milanese per il credito e alla guida del Confidi dell’associazione, predica pazienza. “Molti dettagli sulle garanzie – dal loro riconoscimento anche in caso di autocertificazioni mendaci, al costo dei finanziamenti – sono stati chiariti solo negli ultimi giorni della scorsa settimana”. Per questo è partito un vademecum agli interessati “raccomandando di raccogliere la documentazione richiesta, per velocizzare le pratiche. Ma siamo consapevoli che, per quanto sia stata snellita la burocrazia, una erogazione immediata non sarà possibile per tutti”. A tendere, per le piccole attività resta un problema di fondo: “Per quanto a basso costo – lamenta Ferré – questi prestiti sono un aggravio finanziario sulla Fase 2 delle aziende, che sarà già difficile per la prevedibile riduzione dei flussi di cassa. E’ indispensabile che con il dl Aprile arrivino altri contributi, a fondo perduto, per ripartire”.

Ecco un paio di esempi di prestiti garantibili forniti dalla stessa Abi:

Il Fondo può garantire finanziamenti per un importo massimo non superiore al 25% dei ricavi dell’impresa – secondo quanto indicato nel modulo di domanda di garanzia – e comunque fino a 25 mila euro.

Nel caso vengano presentate più domande di finanziamento da parte di banche diverse in relazione allo stesso soggetto, Il Fondo rilascia la propria garanzia con riferimento alle prime domande presentate fino a concorrenza dell’importo massimo garantibile. Di seguito alcuni esempi.

IMPRESA A
Importo ricavi = 120.000 euro
25% ricavi = 30.000 euro
Importo massimo garantibile = 25.000 euro
Modalità di erogazione
Banca X = 25.000 Banca X = 15.000 + Banca Y = 10.000

IMPRESA B
Importo ricavi = 80.000 euro
25% ricavi = 20.000 euro
Importo massimo garantibile = 20.000 euro
Modalità di erogazione
Banca X = 20.000 Banca X = 15.000 + Banca Y = 5.000

Tratto da: https://www.repubblica.it/economia/2020/04/20/news/prestiti_garantiti_fino_a_25_mila_euro_via_alle_domande_alle_banche_per_piccole_imprese_e_professionisti-254497706/

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